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Volata lunga – 2a puntata

(continua da qui)


5 novembre
Una ideuzza, in effetti, mi è venuta. Stasera, quando sono rientrato, per poco non mi sono scontrato, sul portone, con la bionda del piano di sotto, quella che tutti i vicini considerano all’unanimità lo scandalo del palazzo. A me, devo dire, non dispiace affatto: è un bel tipino, molto graziosa, se vi piacciono i tipi vistosi (e a me piacciono) e rappresenta, in definitiva, una della attrattive di una casa che di qualche attrattiva ha sempre avuto un gran bisogno, anche se vive da sola, ogni tanto mette su un po’ di musica a tutto volume e riceve a qualche visita a ore un po’ strane, in fondo sono fatti suoi e non rompe le scatole a nessuno. Eppure, come dicevo, non è esattamente gradita a tutti: alla riunione di condominio del giugno scorso (ho dovuto andarci per forza, perché qualche incosciente voleva proporre di rifare la facciata interna e c’era il rischio che i sì fossero la maggioranza), la maggior parte dei presenti non ha fatto altro che esprimere dubbi più o meno larvati sulla sua moralità personale e sociale e a lamentare la perdita di prestigio che la sua presenza comporta per lo stabile. Evidentemente, anche se manca poco al duemila, certa gente a farsi gli affari suoi proprio non ci riesce. Comunque, visto che era carica come un mulo e da sola quasi non ce la faceva a entrare, le ho tolto di mano uno dei tre sacchetti del supermarket che si trascinava dietro e le ho tenuto aperto il portoncino. Lei mi ha ringraziato e in ascensore abbiamo scambiato quattro parole sul clima. “Fa caldo” ha detto “non sembra neanche di essere a novembre”. E mi ha chiesto se non mi sembrava assurdo che fuori avessero già montato le luminarie di Natale. Proprio assurdo, ho convenuto, accorgendomi di aver trovato una sorella spirituale. E in seguito mi è venuto in mente che con una come lei si potrebbe passare un giorno di festa in modo molto più creativo e piacevole che non aprendo pacchetti colorati contenenti degli orrendi regali.

12 novembre
Il problema, naturalmente, è quello di liberarsi della mamma. Una volta tolta di mezzo lei, sfuggire ai residui impegni di famiglia sarebbe stato uno scherzo. In effetti, sono anni che mio cognato ripete che partire per andare a sciare la mattina del ventisei, con tutta la gente per strada, è una sciocchezza bella e buona e che mia sorella gli risponde che non si può lasciare la nonna a passare il Natale da sola senza nipotini. Per cui la riunione di famiglia si impone e a questo punto, non si scappa, è ovvio che devo esserci anch’io. Ma senza nonna loro partirebbero di volata a mezzogiorno del ventitré e non si farebbero vivi fino all’Epifania e io sarei libero di starmene bello e tranquillo per conto mio: prospettiva, lo confesso, che trovo piuttosto allettante. Ma come si fa?

14 novembre
Oggi è domenica, ma i negozi del corso sono tutti aperti. È proprio cominciata la sarabanda delle spese natalizie. C’erano le luminarie accese (altro che Sant’Ambrogio), una quantità di gente in giro, bancarelle di panini e alimentari vari e, nel complesso, una confusione bestiale. Mi sono infilato in un bar per bermi uno spumantino in santa pace e, indovina, ci ho incontrato la bionda, che si stava facendo un caffè fuori orario. Mi ha salutato tutta allegra e mi ha chiesto se ero fuori anch’io per acquisti. No, le ho risposto: non sapevo neanche che i negozi fossero aperti e comunque mi sembrava assurdo pensare ai regali di Natale il quattordici novembre. Ha risposto che era d’accordo, che non era mai riuscita a capire tutta questa confusione natalizia, che ogni anno comincia un po’ prima e chissà dove andremo a finire. Lei il Natale si riposa e basta: non vede nessuno e passa la giornata in casa a leggere un buon libro. Ho dovuto ammettere, in risposta al classico “e lei?”, che io, invece, no: mi piacerebbe moltissimo starmene in pace da solo, le ho spiegato, ma devo andare a casa di mia madre, con mia sorella, un cognato che non sono mai riuscito a sopportare, una nipote adolescente del genere scemetto e due nipotini gemelli capaci, nonostante la giovane età, di scatenare immani casini. Ah, la famiglia, ha commentato lei, con un tono di allegra commiserazione che non mi è piaciuto per niente. Ma visto che eravamo gli unici presenti a non essere ingombri di pacchi e pacchetti in confezione regalo ci siamo scambiati lo stesso un sorriso di complicità. È proprio una ragazza simpatica e alla prima riunione di condominio se qualcuno si azzarderà a dire qualcosa contro di lei l’avrà a che fare con me.

18 novembre
Come tutti i giovedì sono andato a trovare mia madre e, tanto per provare, le ho chiesto che progetti aveva per le feste. Mi ha risposto come da copione: che progetti volevo che avesse, povera donna? Anche quest’anno sua sorella, che non vede da chissà quando, vorrebbe che l’andasse a trovare a Napoli, ma lei non se la sente di andare così lontano e comunque non può permettersi il viaggio. Le ho detto che questa è una sciocchezza, che a Napoli in aereo ci si arriva in un’ora e mezza e che il viaggio possiamo benissimo pagarglielo noi e lei ha risposto subito che se proprio vogliamo che se ne vada lei se ne va, ma non ce n’è bisogno perché tanto lei non vuole pesare a nessuno e di non preoccuparci, che siamo liberi di fare tutto quello che vogliamo. Ma no, le ho detto, che cosa hai capito e sono riuscito a cambiare argomento. Ma a questa idea della zia non avevo pensato: forse ci si potrebbe lavorare un po’ su.

24 novembre
Con la scusa di informarmi su cosa vogliono per Natale la ragazza e i gemelli, ho telefonato ad Anna e le ho chiesto se ha notizie della zia Chiara. Ho aggiunto, in tono casuale, che se potessimo convincere la mamma ad accettare il suo invito, per una volta, sarebbe una gran bella cosa, perché lei potrebbe riposarsi davvero e loro potrebbero partire per la montagna qualche giorno prima. Era evidentemente un suggerimento, perché l’unica che può convincere nostra madre a fare qualcosa, da sempre, è lei. Infatti ha subito mangiato la foglia. Prima mi ha chiesto se avevo qualche progetto particolare. Ma no, che c’entra, ho risposto: era solo un’idea che mi era venuta. Allora ha messo subito le mani avanti, dicendo che sì, in effetti, sarebbe una bella cosa, che Giancarlo due o tre giorni di vacanza in più farebbero un gran bene, ma che loro contribuire al biglietto dell’aereo proprio non possono, perché quest’anno, con tutte le spese dei ragazzi, sono stirati fino all’osso. D’accordo, ho ribattuto, al biglietto ci avrei pensato comunque io. Lei ha detto che allora proverà a parlarne con la mamma. Dopodiché mi ha comunicato che quest’anno dovremo proprio deciderci a comprarle il televisore nuovo, nel nuovo formato, quello ultrapiatto, con le casse stereo e la presa per la cuffia, che Serena quest’anno avrebbe proprio bisogno di un paio di sci nuovi e che a Davide e Goffredo, i gemelli, che sono ancora in un’età che puoi fargli un regalo in comune, purché sia di un certo peso economico e tecnologico, farebbe tanto piacere la playstation. Quanto costi una playstation non lo so, ma del prezzo corrente degli sci ho una certa idea ed è molto, molto di più che avevo preventivato. Evidentemente se voglio assicurarmi la collaborazione di mia sorella devo pagare in contanti.

25 novembre
E devo pagare caro, carissimo. Oggi, quando ho chiesto a mia madre che cosa avrei potuto regalare ad Anna, mi ha detto che proprio questa mattina lei si era lamentata perché il suo vecchio maglione di cachemire è talmente malconcio che praticamente non lo si può più portare. E siccome lei ha già programmato un altro regalo (un servizio di bicchieri, mi pare) e quella lo sa benissimo, è evidente che il messaggio è destinato a me. Infatti la mamma si è offerta di cercarmelo lei, che sa quello che piace ad Anna, il che significa che ha ricevuto una dritta piuttosto precisa. Io non oso pensare cosa possa costare un maglione di cachemire del tipo che piace a mia sorella, ma ho acconsentito subito. Cercherò di rifarmi economicamente sul regalo per suo marito: anche se è ovvio che, a questo punto, non posso più riciclare, come avevo pensato, quell’orrenda camicia scozzese misto lana sintetico che mi hanno regalato l’anno scorso e non ho ancora tolto dalla confezione, cercherò di mantenermi comunque un po’ sul basso. Sempre se ci riesco, naturalmente.

26 novembre
Non ci riesco. Anche per il cognato mi sono arrivate, attraverso i soliti canali, delle istruzioni rigorose. Il caro Giancarlo ha assolutamente bisogno di una giacca a vento nuova, di quelle in goretex foderate in pile, o viceversa, non ho capito bene. Secondo me questo significa infierire, ma oramai mi sono compromesso e visto che siamo in ballo, balliamo. Ho detto ok anche per la giacca a vento e ho rilasciato regolare delega verbale per il suo acquisto.

27 novembre
Ho incrociato la bionda, giù nell’atrio. Non mi ha detto niente, salvo buonasera, ma mi ha sorriso in un certo modo.

30 novembre
Manca una settimana a Sant’Ambrogio, ma le luminarie sono già accese fin dalla mattina in tutti i quartieri. Domenica il centro era affollato come in un giorno feriale e il traffico era bloccato praticamente dovunque. Sui giornali c’era scritto che i negozianti si lamentavano perché tutti entrano, guardano si informano ma comperare non compera nessuno, ma questo lo scrivono tutti gli anni. Avevo una mezza idea di andare a informarmi per gli sci e la playstation (il maglione di cachemire e la giacca a vento li ha già comprati mia madre: io non li ho nemmeno visti, per non sciupare i pacchi) ma mi è mancato il coraggio. Da mia sorella, finora, nessuna notizia: mi sa tanto che l’unico risultato del mio tentativo sarà quello di spendere per i regali due volte quello che ho speso l’anno scorso, senza parlare del biglietto aereo. Avrei dovuto saperlo che contro il Natale non si combatte.

(continua)