Condividi suShare on FacebookTweet about this on Twitter

Volata lunga – 3a puntata

(continua da qui)

2 dicembre
Invece no: la ragazza ce l’ha fatta. Oggi la mamma mi ha detto tutta esitante, che le dispiace tanto lasciarci soli a Natale (è tipico del suo punto di vista pensare che saremo noi a essere soli senza di lei), ma che la zia ha tanto bisogno della sua presenza e lei ha deciso di accettare l’invito. Partirà il 20 e non tornerà che a metà gennaio. Oltretutto, lo zio sta molto male, poveretto, ed è necessario assisterlo giorno e notte. Mio zio, per quel che mi risulta, sostiene di aver bisogno di assistenza continua almeno da ’66, ma, in realtà, sta benissimo e ho sempre pensato che sarà lui a seppellirci tutti, comunque, ho fatto mentalmente tanto di cappello al genio persuasivo di mia sorella: presentare la trasferta presso la zia come un dovere penoso da compiere invece che come un meritato piacere da concedersi una volta tanto (che era il modo in cui, da perfetto ingenuo, l’avrei impostata io) è stata indubbiamente una mossa vincente. Alla mamma ho risposto che sì, d’accordo, capivo e faceva bene, le ho raccomandato di non stancarsi troppo e di pensare anche a se stessa e l’ho accompagnata di corse all’agenzia viaggi a fare il biglietto. In termini monetari, è stata un’altra bella sberla: non sapevo che andare a Napoli costasse quasi come un biglietto per New York. L’ho detto a Giancarlo, che mi ha telefonato per avvertirmi che anche per il week end di Sant’Ambrogio al mare ci vanno loro, nella vaga speranza di impietosirlo e spingerlo a cacciare un qualche contributo, ma lui si è limitato a rispondere che la distanza, ormai, conta poco e che la maggior parte del carburante lo si consuma nell’atterraggio e nel decollo.

5 dicembre
Negozi aperti, luminarie al massimo, ma la città è mezza vuota. Con la storia che il 6 è lunedì e fa ponte con il 7 e l’8 se ne sono andati quasi tutti. Mi sono deciso ad andare a vedere gli sci e ho avuto un mezzo colpo. Per qualche motivo, mi hanno spiegato, su questi nuovi sci che si usano adesso non si possono trasferire gli attacchi dei vecchi, per cui mi è balenato l’orrendo sospetto che il regalo per la nipote non si limiti agli sci in sé, ma preveda, appunto, gli attacchi. Ho sondato mia madre per avere lumi e lei mi ha confermato che sì, naturalmente Serena si aspetta sci e attacchi al completo. Le racchette, a quanto sembra, ce le ha e gli scarponi, per fortuna, ce li mette la notte.

11 dicembre
Hanno aperto da poco, qui in zona, un negozio di elettronica enorme. Ci ho fatto un salto, sfidando la folla del sabato, e ho sistemato anche la questione della playstation. Mentre mi aggiravo, un po’ barcollante, per l’entità dell’esborso, nel reparto piccoli elettrodomestici mi sono imbattuto nella bionda. “Anche lei qui per regali?” le ho chiesto. No, mi ha spiegato, lei regali non ne fa mai e d’altronde non saprebbe neanche a chi farne: cercava soltanto un asciugacapelli. Poi mi ha chiesto se avevo già fatto tutti i preparativi per il mio Natale in famiglia. No, le ho risposto con orgoglio: quest’anno non se ne fa niente. Mia madre va a Napoli dalla zia e la sorella, il cognato e i nipoti si trasferiscono in massa in montagna. Me ne resterò anch’io a casa a leggere un buon libro e per cena avevo pensato a qualcosa di meno natalizio possibile, per esempio il ristorante cinese all’angolo (mi sono informato: loro a Natale non chiudono). Bella idea, ha detto lei: perché non ci andiamo insieme? Magari prima avrei potuto fare un salto a casa sua a bere qualcosa. Niente di natalizio, naturalmente: si impegnava persino a non farmi gli auguri. Ho risposto che mi sembrava un’ottima idea.

16 dicembre
Ho passato questi giorni ad accompagnare mia madre a fare i suoi acquisti: gli scarponi per Serena, qualche gioco per la playstation dei gemelli, un paio di pantaloni di velluto per Giancarlo, una borsetta per Anna (una borsetta per Anna?). Tutte cose normali e di prezzo accettabile, beata lei. A me ha consegnato un pacco da aprire la mattina di Natale: a giudicare dalla forma e dalla consistenza deve contenere la classica camicia scozzese. Da Anna e Giancarlo, che, pur ricevendo un regalo a testa, si sentono autorizzati dalla condizione matrimoniale a farne sempre uno in due, dovrebbe arrivarmi un paio di scarpe da ginnastica, se ho ben interpretato la telefonata dell’altro ieri, con cui la mamma si informava della misura e dei modelli che prediligo. Da Serena o un libro o un disco e speriamo bene. Dai gemelli niente.

18 dicembre
Sono arrivati i pacchetti di Anna e Giancarlo e di Serena e, stando alla forma e alla grandezza, dovrebbero contenere gli articoli previsti (quello di Serena è un cd). Sci e playstation sono stati debitamente consegnati e ne ho ricevutomi debiti (sobri) ringraziamenti. Maglione e giacca a vento saranno portati in montagna ancora impacchettati, per essere ivi visionati dai destinatari, che ringrazieranno telefonicamente. Il televisore ultrapiatto è stato consegnato e apprezzato.
Ho incontrato di nuovo la bionda in ascensore. Abbiamo scherzato un po’ e lei ha confermato l’appuntamento.

20 dicembre
Ho accompagnato la mamma all’aeroporto. Piangeva a fontana e non ha fatto che ripetere che non avrebbe dovuto accettare l’invito della zia e che un Natale senza di noi non le pareva neanche un Natale. Ho dovuto confortarla, ma non senza assicurarle che la sua assenza dispiaceva anche a me. Il bello è che sono sicuro che questi Natali familiari con figli, genero e nipoti – in definitiva – rompevano non poco le scatole anche a lei e che di rivedere Napoli e la sorella aveva una gran voglia, tanto è vero che appena qualcuno le ha offerto una scusa decente si è affrettata ad approfittarne. Ma questo non gliel’ho potuto dire, naturalmente.

23 dicembre
Le scuole hanno chiuso a fine settimana e nel primo pomeriggio sorella, cognato e nipoti si sono stipati nel fuoristrada, con tanto di sci, scarponi, bagagli e pacchi dono vari (ma senza la playstation, il che ha fatto sì che Davide e Goffredo fossero un po’ lamentosi) e sono partiti per la montagna. Io ero passato a salutarli e per un ultimo scambio di auguri e li ho visti partire con un senso di sollievo incredibile. Non che mi siano proprio antipatici, poveretti: in fondo sono i miei unici parenti. Sono quasi sicuro che, con gli anni, Serena smetterà quei modi insopportabili e i due gemelli cresceranno fino a diventare giovinetti assennati. In fondo non è colpa loro se gli è capitato il padre che si ritrovano. Ma il rituale natalizio è talmente meccanico e oppressivo che rovina quegli stessi rapporti che dovrebbe rinsaldare. Credo che un anno di libertà non potrà che far bene a tutti.

24 dicembre
Ho passato una Vigilia d’incanto: passeggiata in centro, con la piacevole sensazione di non avere regali da comperare all’ultimo momento, un paio di acquisti personali (libri e alcolici, essenzialmente), aperitivo al bar con un paio di amici che dovevano cominciare già in serata la corvé delle cene e non hanno nascosto la loro invidia per il mio programma solitario, cena in pizzeria, un po’ di televisione e a letto presto. Ho anche aperto i pacchetti: la camicia della mamma è mettibile, le scarpe di Anna e Giancarlo sono un po’ vistose, ma ogni tanto si possono anche portare. Il cd di Serena si è rivelato l’album di un gruppo che non ho mai sentito nominare. Poteva andare peggio.

(continua)