Condividi suShare on FacebookTweet about this on Twitter

Recensione di Milano 1947, misteri a Porta Venezia

In un interessante articolo pubblicato da Mauro Castelli su Economia Italiana.it, dove si parla di letteratura gialla e noir, l’autore (che ringraziamo) regala una lunga recensione anche al nostro Fulvio Capezzuoli e al suo “Milano 1947, misteri a Porta Venezia”.

Voltiamo testo per sbarcare nella Milano del primo dopoguerra con Fulvio Capezzuoli. Città dove l’autore è nato il 2 ottobre 1941, dove si è laureato in Economia e commercio e dove ha peraltro sempre vissuto; una città che conosce bene e dove ama ambientare le sue storie, a fronte di una grande attenzione ai particolari («Non vorrei che qualcuno potesse farmi le pulci…»). Un autore dal piglio giovanile che si porta al seguito – repetita iuvant – l’amore per il bridge, i fumetti, i libri, il cinema (lui critico rispettato nonché collaboratore della Fondazione Cineteca Italiana). Ferma restando la passione per la scrittura, ricca di saggi, romanzi storici e anche… gialli. Sta di fatto che, dopo aver dato alle stampe lo scorso anno Milano 1946, delitti a Città Studi, ora è tornato in libreria, sempre per i tipi della Todaro, con Milano 1947, misteri a Porta Venezia (pagg. 188, euro 15,00), che sarà presto seguito da un terzo, già pronto, legato al 1948 e a un delitto commesso in via Guido Reni, testimone del quale «è un bambino che frequenta le elementari dove il sottoscritto era andato a scuola» e che vedrà fra i protagonisti anche Joe Poletti, un agente dei servizi segreti di origini italiane, già presente nel lavoro che stiamo proponendo. Per farla breve, tiene a precisare, «il mio fidanzamento con la narrativa di settore è successo per caso, vale a dire quando, stremato dalle ricerche e dalla stesura di Nel nome della donna, una storia ambientata nella Scuola medica di Salerno del 1090, decisi – mentre mi trovavo nella mia casa di montagna – di rimettere in pista un personaggio che mi ero inventato all’inizio del 2012 per un racconto inserito in una antologia. Ovvero il commissario Gianfranco Maugeri, una specie di mio alter ego: vale a dire un uomo tranquillo, riflessivo, pieno di difetti, in ogni caso pronto a cercare di capire la gente nonché bravo nel lavoro di gruppo, sebbene nemico del fai-da-te in quanto privo della benché minima manualità». Sta di fatto che «venni rapito dalla scrittura, tanto che nel giro di quindici giorni avevo già sfornato il primo romanzo, seguito a ruota da altri due». E se il primo lavoro «lo avevo ambientato in zona Città Studi, il secondo decisi di confinarlo fra i quartieri alti di Porta Venezia», con il suo Maugeri accasato in viale Romagna, anche perché da quelle parti, in piazza Gorini, ha sede l’Istituto di Medicina Legale. E per uno che fa il suo lavoro… A tenere banco in questo poliziesco, nemmeno a dirlo, è anche la gente di Milano, quella che nel 1947 era ancora alle prese con la ricostruzione e con le macerie di una guerra devastante (macerie che per molti anni sarebbero state presenti, a mo’ di monito, in diversi quartieri della città), con il razionamento della carne, con le difficoltà nei trasporti, ma anche con la voglia di tornare a vivere. Magari accontentandosi di un sogno (una vincita alla Sisal, l’antesignana del Totocalcio) o di un paio d’ore di svago trascorse allo stadio oppure davanti a una radio per ascoltare la cronaca «della partita» raccontata (e a volte anche gioiosamente interpretata) da un ancor giovane Nicolò Carosio (per lui, ai tempi dei miei primi anni di giornalismo a Sportinformazioni, unica agenzia di settore in Italia, scrissi alcuni articoli – ovviamente a sua firma – su una partita della nazionale che era andato a seguire per la Rai, se ben ricordo, a Mosca. Insomma, ci si arrangiava. Mica c’era la televisione a smascherare un parto della fantasia… – nda). Quello stesso Carosio che aveva seguito per radio lo svestimento della Madonnina dalla copertura nella quale era stata confinata, durante il conflitto, per evitare che il suo brillio potesse servire da punto di riferimento per i bombardieri alleati che martellavano la città. Che altro ancora in quegli anni difficili? A volte si andava, e succedeva a chi aveva qualche spicciolo in più, a vedere un film in sale di second’ordine dove le rotture della pellicola erano la regola e ci si consolava, nell’attesa, sgranocchiando brustolini (ovvero dei semi di zucca tostati e salati). Altri tempi, ma che bei tempi… Bando però alla nostalgia e veniamo alla trama. Cosa succede fra le righe di questo romanzo? Che in un circolo sportivo sui Navigli venga ammazzato il conte Alessandro Ranieri. Unico indizio una parola misteriosa accanto al suo corpo, «sistemato a dovere» con una katana, la spada giapponese per antonomasia. Ovviamente a occuparsi della brutta faccenda sarà il commissario Maugeri, un ex partigiano che si troverà a indagare – lui che non è un poliziotto avvezzo ai quartieri alti – nella splendida villa della vittima in via Mozart, dove tre giorni dopo si imbatterà in un altro morto ammazzato. Insomma, un delitto dopo l’altro. E mentre si troverà a brancolare nel buio, un colpo di fortuna gli regalerà la chiave per far luce sul mistero. «Un mistero che parte da lontano», mentre la scoperta della verità non mancherà di lasciargli «l’amaro in bocca». In quanto, «se è vero che tutti gli assassini sono colpevoli, forse alcuni lo sono meno di altri» e possono suscitare simpatia anche in un funzionario di Polizia. E questo è quanto, salvo ricordare che Capezzuoli, nel 2002, aveva debuttato nelle librerie con Il sapore della bellezza, un saggio sul cinema iraniano; che nel 2006 aveva dato alle stampe L’estasi e il tormento, un lavoro imbastito sulla sua lunga esperienza di conduttore di Cineforum; che nel 2008 aveva firmato, supportato dalle belle immagini scattate dalla moglie (la fotografa Tony Tamagni), Locarno mon amour, un libro dedicato al festival cinematografico che si tiene nell’omonima città svizzera. Senza trascurare la stesura di due romanzi: il primo, edito sempre nel 2008, Gli anni del sole stanco (sul brigantaggio meridionale), e il secondo, nel 2010, Al di là dell’oceano (ambientato nell’antica Grecia).

Per leggere l’articolo completo eccovi il link