Carlo Oliva ha quasi settant’anni, ma non ha ancora deciso che cosa farà da grande. Ha insegnato lettere nei licei, si è occupato di problemi della scuola e della condizione giovanile; buon conoscitore della letteratura giallo/noir, ha tradotto, tra gli altri, James Ellroy, Richard Ford, Jim Harrison e Jim Thompson, ha scritto qualche racconto (per lo più per le antologie Todaro) e, per la stessa casa editrice, una Storia sociale del giallo di cui è smodatamente orgoglioso. Se gli si chiede qual è il suo principale campo di interesse risponde che è la critica dell’ideologia del linguaggio. La vaghezza dell’argomento lo protegge da qualsiasi possibile contestazione.